A meno di dieci chilometri dal Comune di Acquapendente, il Borgo di Torre Alfina rivive e valorizza la propria storia e le proprie potenzialità: aria buona, tanto verde e strutture culturali e ricettive.
Inserito tra i Borghi più belli d’Italia, al suo interno una serie di targhe in ceramica ricordano antichi siti, molti dei quali scomparsi mentre Chambre d’Amis, mostra permanente d’arte contemporanea all’aperto, ne valorizza gli angoli più suggestivi.
Nella piazza principale piazza principale si erge la pittoresca Chiesa di S.Maria Assunta, in parte ricostruita e, di fronte, il piccolo giardino.
Alle porte del paese si trova la Chiesa della Madonna del Santo Amore, dalla semplice facciata e dal caratteristico campanile.
Il paese confina con la Riserva Naturale Monte Rufeno alla quale si accede dalla piazza principale: all’interno della riserva si troca il Bosco del Sasseto, uno dei parchi monumentali d’Italia ed il Museo del Fiore con l’antico mulino ad acqua da poco ristrutturato.
La storia del borgo di Torre Alfina è tutt’uno con quella del suo castello, nato nell’Alto Medioevo attorno a una torre d’avvistamento già esistente. Monaldo Monaldeschi nei Comentari Historici fa risalire questi fatti alla dominazione longobarda di Desiderio, nell’VIII secolo. Gente di Valcelle, Meana e Montecuccione ripararono qui, attorno a una torre fatta in fortezza. La posizione strategica di questo borgo è evidente, essendo posto sul punto più estremo e più elevato dell’altopiano dell’Alfina. Dall’alto dei suoi 602 metri sul livello del mare domina il paesaggio circostante a 360 gradi e per molti chilometri, praticamente inespugnabile. Non a caso, nel 1867 il generale Giovanni Acerbi, luogotenente di Garibaldi, lo scelse come quartier generale, ai confini dello stato pontificio, proprio per la sua posizione geografica tale da scoraggiare qualunque attacco.
Dobbiamo a Sforza Cervara, ex capitano di ventura, la ricostruzione in stile rinascimentale del primitivo castello medievale. Tuttora di questa è visibile parte del cortile interno, un’ala decorata con affreschi, oltre a parti d’arredo interni e stemmi della famiglia.
Quando Carlo Magno scese verso Roma, nell'809, passò da queste parti ed un suo fratello diede inizio alla famiglia dei Monaldeschi. Ben presto divennero temibili ed esuberanti, tanto che estesero il proprio dominio verso il Lazio impadronendosi anche di Torre Alfina e la dominarono, eccetto un breve periodo, fino al 1700 circa, quando la famiglia Monaldeschi si estinse.
Ai Monaldeschi della Cervara seguirono i marchesi Bourbon del Monte, in seguito al matrimonio di Anna Maria Monaldeschi con Gian Mattia del Monte, i quali tennero palazzo e proprietà per più di due secoli. Nel frattempo il borgo, che già dalla metà del ‘400 si governava in forma di comunità, divenne comune prima ad Orvieto e quindi ad Acquapendente.
Sul finire del 1800 tutte le proprietà signorili furono acquistate dal Conte Edoardo Cahen, che si fregiò del titolo di Marchese di Torre Alfina.
I Cahen erano parte di una ricchissima famiglia ebrea di banchieri: originali di Anvers in Belgio, furono persone di raffinata cultura. Nei dipinti delle gallerie del castello sono visibili i ritratti di Matilde Serao e Gabriele D’Annunzio, il quale scrisse un’opera musicata da Rodolfo Cahen “Sogno di un tramonto d’autunno”.
Edoardo fece ristrutturare completamente il palazzo Monaldeschi: l’immensa mole di pietra cercò spazio anche in varie parti del paese che furono completamente trasformate, come la zona che accoglie la rampa d’accesso al castello o quella che guarda la piazza s. Angelo, occupata da un giardino pensile e dalla scalinata d’accesso. Quest’opera colossale fu affidata all’architetto Giuseppe Partini di Siena, e i lavori si protrassero fino agli anni venti del 1900. Edoardo non vide il castello finito ma volle comunque essere seppellito nell’amato bosco-giardino del Sasseto, che lui stesso aveva reso agibile con sentieri costruiti tra gli scogli, in una tomba-mausoleo realizzata nello stesso stile neogotico del castello e come questo rivestito in basalto e rifinito in travertino.